12 febbraio 2017

Primo altare a sinistra

ANGELO PAGLIA
secolo XVIII
(Il Fenaroli indica gli anni 1681 – 1763)

Figlio di Francesco e fratello di Antonio, anch’essi pittori, fu modesto ripetitore delle forme paterne, teso a completare con cura i particolari delle sue opere che sono numerose e sparse in località varie : Ad rara S.Martino (BG), Bedizzole, Bornato; nelle chiese del seminario arcivescovile, S.Zeno e S.Maria del Patrocinio a Brescia; a Cogozzo, Castelmella, Garda, Marmentino, Odolo, Ono Degno, Ospitaletto, Pontevico, Quinzano, Telgate, Virle Tre Ponti. Opere in buona parte datate ed in grado di testimoniare un’attività protattasi dal 1723 al 1751. L’opera più conosciuta è la natività della parrocchiale di Ospitaletto Bresciano, riprodotta nella ‘Storia di Brescia’.

I santi raffigurati

SAN FAUSTINO dal latino = ‘propizio’

SAN GIOVITA dal latino = ‘giovane vita’

San Faustino e San Giovita, originari di Brescia, sono i patroni di questa città (15 Febbraio). La leggenda ci racconta che entrambi erano figli di una nobile famiglia pagane di Brescia. Entrarono presto nell’ordine equestre e divennero cavalieri. Attratti dal Cristianesimo, dopo lunghi colloqui con il vescovo S.Apollonio, chiedono ed ottengono il Battesimo. Si dedicano subito all’evangelizzazione delle terre bresciane e per il loro zelo il vescovo Apollonio nomina Fausino presbitero e Giovita diacono. Il successo della loro predicazione li rende invisi ai maggiorenti di Brescia che approfittando della terza persecuzione voluta da Traiano invitano il Governatore Italico ad eliminare i due con il pretesto del mantenimento dell’ordine pubblico. La morte di Traiano ritarda i piani del Governatore, che approfittando però della visita del nuovo Imperatore Adriano a Milano , denuncia i due predicatori come nemici della religione pagana. Ottenuta l’autorizzazione dall’Imperatore, il Governatore Italico e minacciandoli di decapitazione, chiede ai due giovani di abiurare e sacrificare agli dei. I due si rifiutano e vengono incarcerati. Di ritorno dalle Gallie è l’Imperatore stesso che fermatosi a Brescia chiede ai giovani il sacrificio al Dio Sole. I due non solo si rifiutano a danneggiano la statua del dio. L’Imperatore ordina allora che siano dati in pasto alle bestie del circo, ma le bestie si accovacciano mansuete ai loro piedi e Faustino approfitta dell’occasione per chiedere la conversione degli spettatori e molti proclameranno la loro fede al Cristo. Fra questi Afra, moglie del Governatore Italico, che conoscerà lei stessa il martirio e la santità. La conversione del Ministro del Palazzo Imperiale nonché Comandante della Corte Pretoria, Calogero, irrita ancora di più l’Imperatore, che ordina che i due siano messi al rogo, ma le fiamme non lambiscono nemmeno le vesti dei giovani, che vengono condotti in carcere a Milano in quanto a Brescia le conversioni continuano ad aumentare.

A Milano sono torturati e subiscono il supplizio dell’eculeo, ma in prigionia succedono eventi miracolosi, come l’uscita dal carcere per battezzare San Secondo. Trasferiti a Roma vengono portati nel Colosseo dove nuovamente le belve si ammansiscono ai loro piedi. Inviati per nave a Napoli, durante il viaggio sedano una tempesta. A Napoli sono torturati ed abbandonati in nave su una barchetta, ma gli angeli li riportano a riva. L’Imperatore ordina allora il loro rientro a Brescia dove il nuovo progetto eseguirà la sentenza di decapitazione il 15 Febbraio poco fuori di Porta Matolfa. Saranno sepolti nel cimitero di San Latino dove il Vescovo San Faustino (un altro santo di nome Faustino) costruirà la Chiesa di San Faustino ad Sanguinem, poi Sant’Afra ed oggi Sant’Angela Merici.

I due martiri sono raffigurati spesso in veste militare romana con la spada in pugno e la palma del martirio nell’altra, oppure in vesti religiose Faustino da presbitero e Giovita da diacono. Di storico vi è l’esistenza dei due giovani cavalieri, convertitisi al Cristianesimo, tra i primi evangelizzatori delle terre bresciane e morti martiri tra il 120 e il 134 al tempo di Adriano. Il loro culto si diffuse verso l’VIII secolo, periodo in cui fu scritta la leggenda, prima a Brescia e poi per mezzo dei Longobardi in tutta la penisola ed in particolare a Viterbo. Il loro patronato su Brescia fu confermato anche a causa di una visione dei due santi che combattevano al fianco dei bresciani contro i milanesi nello scontro decisivo che fece togliere l’assedio alla città il 13 dicembre 1438.

Le reliquie sono conservate nella basilica dedicata ai due santi. Altre reliquie di San Faustino sono conservate nella chiesa madre di Pietradefusi (Avellino) città di cui è pure protettore.

Primo Altare A Sinistra
Primo Altare A Sinistra
Primo Altare A Sinistra