12 febbraio 2017

Terzo altare a sinistra e sacrestia

JACOPO PALMA IL GIOVANE
(Venezia 1544 – 1628)
Madonna con vari santi’
Beata Vergine Maria con Gesù bambino e Sant’Antonio Abate’
‘San Francesco d’Assisi e San Girolamo’

Jacopo Negretti, detto Palma Il Giovane, figlio di Antonio e pronipote del bergamasco Palma Il Vecchio, fu allievo del padre e probabilmente del Tiziano ( di cui terminò l’ultima pietà, che il grande pittore aveva lasciato incompiuto alla sua morte). La sua formazione avvenne tra Urbino, Roma e Venezia in un clima caratterizzato dalla contrapposizione tra la scuola veneta e quella romano-fiorentina. La prima dominata dalla personalità del Tiziano, attribuiva massima importanza e attenzione all’uso del colore, la seconda, rappresentata in sommo grado da Raffaello e Michelangelo, riconosceva l’importanza del disegno e della figura. Tornato a Venezia, dopo il 1568 formò definitivamente il suo stile sotto l’influenza del Tintoretto, di cui rimase fedele imitatore. Autore fecondissimo, spesso artificioso e frettoloso fu tuttavia la personalità, maggiore dell’ultimo cinquecento Veneto , e nei suoi momenti migliori seppe esprimere qualità notevoli di narrazione e ritrattista, oltre che abile colorista, secondo il gusto dell’epoca per i colori sontuosi e , toni dorati. La sua più grande opera è del 1575, quando ebbe l’incarico di decorare la Sacrestia di S.Girolamo dell’Orio (Venezia). Si ricordano i lavori di rinnovo della decorazione della Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale (1578-84) dopo il grande incendio, il ciclo per l’oratorio dei Crocifissi (1583-91) , raffigurante cerimonie e scene di vita della nobiltà veneziana, diede i cartoni per i Mosaici di San Marco e la ‘Decollazione del Battista’ per la Chiesa dei Gesuiti (ca 1580).

Nella nostra provincia si ricorda a Carpenedolo nella Parrocchia di S.Giovanni Battista ‘Le stimmate di S.Francesco’, le proposte formulate per degli interventi inerenti il Duomo di Salò e la commessa datagli per un grande quadro celebrativo della vittoria di Lepanto, da porre nella chiesa di S.Domenico in Brescia, demolita nel 1882.

I Santi raffigurati

Sant’Antonio Abate (17 Gennaio) dal greco = ‘Nato prima’ o ‘Che fa fronte ai suoi impegni’

Nato presso Eracleopoli ne Medio Egitto nel 251, Antonio Abate è uno dei fondatori del monachesimo orientale e perciò chiamato ‘Padre dei Monaci’ . Dopo la morte dei genitori distribuì infatti tutti i suoi averi ai poveri e nel 270 si ritirò nel deserto della Tebaide dove cominciò la vita di penitente. Li lo raggiunsero numerosi discepoli e perciò fondò varie comunità anacoretiche in Egitto. Sostenne i martiri nella persecuzione di Diocleziano e si adoperò moltissimo contro l’eresia ariana aiutando sant’Attanasio nelle sue lotte. Lo stesso sant’Attanasio ne scriverà la biografia. Morì presso Afroditopoli nell’anno 356.

San Francesco d’Assisi (11 Ottobre) dall’antico tedesco = ‘libero’

Francesco nasce ad Assisi nell’inverno del 1182 da Pietro di Bernardone e Madonna Pica, una delle famiglie più agiate della città. Il padre commerciava in spezie e stoffe. La nascita di Francesco lo coglie lontano da Assisi , mentre era in Provenza per affari. La madre scelse il nome di Giovanni, nome che fu subito cambiato in Francesco quando tornò il padre. La fanciullezza trascorse serenamente in famiglia e Francesco poté studiare il latino, il volgare, il provenzale e la musica; le sue note insieme alle sue poesie, furono sempre apprezzate nelle feste della città. Il padre desiderava avviarlo al più presto al commercio. Un giorno era intento nel fondalo paterno a riassettare la merce quando alla porta si presentò un mendicate che chiedeva elemosina in nome di Dio. Dapprima Francesco lo scacciò, in malo modo, ma poi pentitosi lo seguì e raggiuntolo vi si intrattenne scusandosi ed elargendoli dei denari. All’età di ventanni partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia e fu fatto prigioniero. La prigionia e gli stenti plasmarono l’anima del giovane e, più il corpo si indeboliva, più cominciava a subentrare in lui il senso della carità e del bene verso gli altri. Tornò a casa gravemente malato e solo le amorevoli cure della madre ed il tempo lo ristabilirono, ma la vita spensierata, che nel frattempo aveva riassunto, gli sembrò vuota.

Spinto da idee battagliere decise di seguire un condottiero nel Sud Italia, ma giunto a Spoleto ebbe un’apparizione del Signore, che gli ordinava di tornare indietro. Questo fu l’inizio di una graduale conversione. Durante una breve permanenza a Roma si spogliò dei suoi abiti e dei denari. Più tardi in Assisi, davanti ad un lebbroso non fuggì come facevano tutti, ma gli si avvicinò e lo baciò. Gli amici lo schernivano e lo deridevano , il padre manifestava apertamente la sua delusione, solo la madre lo confortava. Francesco scelse il silenzio e la meditazione tra le sue campagne e le colline di Assisi, facendo spesso tappa nella Chiesetta di San Damiano nei pressi della città, dove il crocifisso che era nella cappellina gli parlò: “Va, ripara la mia Chiesa che cade in rovina”. Francesco vendette allora le stoffe della bottega paterna e portò i denari al sacerdote di San Damiano, ma l’ira di suo padre lo costrinse a nascondersi. La diatriba col padre fu risolta con l’intervento del vescovo di Assisi, davanti al quale Francesco rinuncia a tutti i beni paterni. Cominciò un periodo di spostamenti: è di quel tempo l’episodio del lupo di Gubbio, un animale che incuteva terrore e morte, ammansito dalle parole del santo. Le gesta di Francesco non passarono inosservate e , dopo qualche tempo, si affiancarono ai primi seguaci. Bernardo da Quintavalle, Pietro Cattani, Egidio e Filippo Longo. Le prime esperienze con i compagni si ebbero nella piana di Assisi, nel Tugurio di Tivotorto a alla Porziuncola, dove tutti i compagni vestivano come Francesco: un saio e degli stracci.

La data ufficiale della nascita ufficiale dell’ordine dei Frati Minori è il 1210 quando Francesco ed i compagni vengono ricevuti dal Papa Innocenzo III che verbalmente approva la Regola. Il Papa, in sogno, ebbe la visione della Basilica Lateranense in rovina ed un uomo che la sorreggeva per evitare la distruzione: quell’uomo era Francesco. Iniziarono i contatti con Chiara d’Assisi e nasce così l’Ordine delle Povere Dame di San Damiano, chiamate Clarisse dopo la morte di Chiara. Nel 1213 Francesco riceve dal Conte Orlando di Chiusi il Monte della Verna. Inizia la sua predicazione a più lungo raggio che lo spinge a recarsi in Marocco, ma una malattia lo ferma in Spagna.

Nel 1216 ottiene da Onorio III l’indulgenza della Porziuncola , il perdono d’Assisi , la più importante della cristianità dopo quella della Terra Santa.

Nel 1219 Francesco parte per Acri e Damietta al seguito della crociata e giunge in Egitto alla corte del sultano Helek El-Kamel, per poi raggiungere la Palestina. Nel frattempo l’ordine ha i suoi primi martiri, uccisi in Marocco.

Nel 1220, Francesco torna ad Assisi dove i suoi ideali di povertà, carità e di semplicità hanno fatto presa su molti. Inizia così un nuovo ciclo di predicazioni in tutta Italia. A Fontecolombo, nei presi di Rieti, redige una nuova Regola, approvata poi da Onorio III. A Greccio, in dicembre, istituisce il Presepio, una tradizione cara alla cristianità. Nel 1224 sul Monte della Verna riceve le stimmate, il segno di Cristo e della Santità. Francesco è stanco ed ammalato, il peregrinare per le predicazioni l’ha provato fuori misura, viene così curato a San Damiano, ospite di Chiara e delle sorelle. Qui compone il Cantico delle Creature, opera di alta religiosità e lirismo, che contiene tutti gli ideali dell’umiltà e della grandezza francescana. Sentendo prossima la fine terrena, Francesco si fa portare alla Porziuncola, in Santa Maria degli Angeli, dove muore al tramonto della giornata del 3 Ottobre 1226. Il 16 Luglio di due anni dopo veniva dichiarato Santo da Papa Gregorio IX.

San Girolamo (30 Settembre) dal greco = ‘di nome sacro’

San Girolamo nacque verso il 340 a Stridone, ai confini con la Pannonia (Ungheria). I suoi genitori lo mandarono a completare gli studi a Roma. Qui fu battezzato da Papa Liberio all’età di circa 20 anni. Un soggiorno a Treviri l’aveva messo in contatto con i monaci, ne ritrova altri ad Acquilea ed egli stesso se ne va a vivere in un deserto della Saria, dove si dà ad una vita di mortificazione estremamente dura e allo studio dei libri sacri. E’ ordinato sacerdote ad Antiochia. Morì nel 419 o 420 a Betlemme. Le reliquie di San Girolamo sono nell’urna di Porfido dell’altare Papale di S.Maria Maggiore. I resti pervennero alla basilica nel XII secolo e furono riposti all’ingresso dell’Antrum Presepi; nel 1409 la famiglia Guachi gli fece collocare in un altare appositamente costruito . Nel 1424, per mezzo di un lascito del cardinale Pietro Morosini, le ossa furono riposte in una cassetta d’argento del costo di 100 Fiorini. Per la costruzione della Cappella Sistina o del S.S. Sacramento, Sisto V fece demolire la precedente, dedicata a S.Girolamo, al cui altare quattrocentesco si veneravano i resti. Secondo una leggenda, il canonico Ludovico Cerasola, per evitare un’eventuale loro traslazione alla Chiesa di San Girolamo degli Schiavoni, li nascose nel pavimento a destra del Presbiterio. In seguito il cardinale Domenico Pinelli riesumò una cassa d’argento contenente il corpo di San Girolamo e la pose sotto la confessione. Rinvenuta la cassetta nel 1747 fu collocata definitivamente all’altare del Papa. Una sua reliquia si espone a S.Onorio al Gianicolo.

Terzo Altare A Sinistra e Sacrestia
Terzo Altare A Sinistra e Sacrestia
Terzo Altare A Sinistra e Sacrestia