Serve il bronzo per i cannoni !! Vengono così tolte le campane dal campanile

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La presente narrazione è il frutto di una piccola ricerca svolta da una delle nostre care memorie storiche viventi: Lisetta Bartoli e da me, che nei ritagli di tempo, sempre troppo pochi, mi diletto a curiosare tra le antiche carte del nostro Archivio Parrocchiale. La cara Lisetta, oltre ad accompagnarmi sempre in archivio, ha avuto la brillante idea di intervistare due persone: Wanda Gussago e Pina Cornali, che al momento dei fatti, estate 1943, erano delle graziose ragazze, e  hanno vissuto di persona gli avvenimenti riportati.

Siamo a Castenedolo in una giornata estiva del 1943, in paese c’è una grande agitazione i tedeschi stanno togliendo le campane dal campanile: serve il bronzo per fare i cannoni. Con corde e cavi d’acciaio le due grosse campane vengono calate dal campanile per essere caricate e portate alla stazione ferroviaria di Ghedi. Nel frattempo nel  cortile della famiglia Gussago in via XV Giugno c’è un grande fermento: gli adulti, osservati dai bimbi, si muovono con determinazione in silenzio alla ricerca di sacchi, vecchie coperte, stracci e alle domande dei piccoli: “ Perché così tanto trambusto?”. Gli adulti rispondono: “State zitti non fiatate altrimenti arrivano i tedeschi e vi portano via”; in aggiunta vengono  invitati ad andare a letto presto, richiesta inusuale vista la bella stagione estiva e la voglia di giocare dei piccoli. Quando cala la buia notte nel cortile dei Gussago arriva Giulio Cornali, che aveva una impresa edile, con carro e paranco. Le ruote e le zampe dei buoi, che tiravano il carro, vengono debitamente fasciate e imbottite con quanto reperito, cosicché nessuno possa udire alcun rumore. Il coprifuoco è già scattato, tutti sono in casa, c’è un buio pesto, nessuna finestra è illuminata, ma uno strano corteo si mette in moto dal cortile dei Gussago verso Ghedi. Mentre gli uomini sono impegnati in questo misterioso pellegrinaggio, le donne, dopo aver chiamato le figlie più grandi, si riuniscono in cucina e in ginocchio recitano il rosario, affinché la Madonna protegga gli uomini partiti per Ghedi. Verso mattina i carri rientrano, il carico viene sistemato sotto il portico precedentemente liberato. Agli occhi dei bimbi compare uno spettacolo indimenticabile: due campane alte più di un uomo e decorate, che vengono immediatamente ricoperte, con tutto ciò che era stato reperito, e così nascoste. Molto probabilmente i nostri “eroi” sono stai aiutati nell’impresa da altre persone, che sapevano come avvicinarsi alle campane sequestrate o potevano. Resta il fatto che hanno portato a termine  una missione veramente pericolosa: hanno ricondotto le campane e la propria vita a Castenedolo. Si dovrà attendere il 1945/1946 per togliere le campane dal nascondiglio e ricollocarle al loro posto con l’aiuto di carri, funi, paranchi e tanti uomini tra i quali Giulio Cornali e i fratelli Primo e Pietro Gussago. Questo è il racconto che la nostra Lisetta ha raccolto dalle testimonianze  di Wanda Gussago e Pina Cornali. Sfogliando i vecchi bollettini parrocchiali nella “Voce di Castenedolo del dicembre 1956” alla rubrica “Memorie dell’ultima guerra” troviamo “La requisizione delle campane” vi è riportato: “Nell’ottobre 1942 la Curia spedì alla parrocchia l’avviso della prossima requisizione delle campane. La consegna fissata fu il 60% del loro peso. Da noi fu stabilito di consegnarne due: il campanone e la quarta, per quintali 31 sul peso complessivo delle campane che è di quintali 52. Le altre tre restanti potevano dare un discreto concerto. Il reverendo Arciprete, a tempo opportuno, aveva avvertita la popolazione con parole adatte. Il rincrescimento suscitato fu grande e vivissimo. In data 29 maggio 1943, la ditta Ottolino di Seregno, avvertiva per lettera il parroco, che fu incaricata della requisizione, [sic] e che questa, per Castenedolo, sarebbe avvenuta a breve scadenza. Difatti l’8 luglio seguente, operai militarizzati eseguirono l’operazione nel giorno stesso e il 10 mattina le due campane furono trasportate a Ghedi. Qualche centinaio di persone furono presenti all’atto della discesa delle due grosse campane dal campanile… erano tutti ammutoliti e molti piangevano! Il giorno seguente le persone che uscirono di Chiesa, dopo la S. Messa del mattino e altre che passavano per la strada, si fermavano a baciare le campane a terra …”.

Come possiamo constatare le fonti orali e scritte concordano, vi è solo una piccola incongruenza tra le due fonti: coloro che tolsero le campane non erano tedeschi bensì “operai militarizzati”, ma è comprensibile, perché presumibilmente gli addetti a prelevare le campane indossavano indumenti diversi da quelli che le nostre ragazze di paese erano abituate a vedere.

Lisetta Bartoli e Nadia Taglietti

 

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2 thoughts on “Serve il bronzo per i cannoni !! Vengono così tolte le campane dal campanile

  • Interessante questa ricostruzione di un episodio poco noto e mi fa piacere che protagonista ne sia stato il “capo mastro” (allora lo si chiamava così) Giulio Cornali che ben ricordo.
    Mi è però sorto un dubbio. I fatti descritti sono avvenuti l’8 luglio 1943 mentre l’occupazione tedesca avvenne solo dopo l’armistizio dell’8 settembre: mi sembra improbabile che allora venissero scambiati per tedeschi gli operai che hanno rimosso le campane. Si parla poi di coprifuoco: se ben ricordo all’epoca era stata prescritta l’obbligatorietà dell’oscuramento, ma il coprifuoco venne istituito, e non sempre, solo più tardi, nell’ultimo periodo della guerra. Ma forse sbaglio e la memoria mi inganna.
    Vi sono poi alcune curiosità che probabilmente sarà difficile soddisfare come ad esempio: in che modo e con quali mezzi sono state recuperate nottetempo le due campane il cui peso è di quasi 19 e di oltre 12 quintali? dove e da chi sono state nascoste? perché vennero reinstallate solo il 10 aprile 1953, cioè otto anni dopo la fine della guerra?
    Ma indipendentemente da questo penso che sarebbe utile che tutte le notizie disponibili sulla storia delle campane (a partire dall’ordinazione al fornitore e dalla fusione nel 1864 fino ad oggi) venissero raccolte in un unico testo che potrebbe essere distribuito in occasione del completamento del loro restauro e riscuotere l’interesse di molti.
    Grazie e complimenti a Lisetta Bartoli e Nadia Taglietti per l’indagine effettuata e a tutti buon lavoro.
    Otilio Masseroli

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