12 febbraio 2017

Secondo altare a destra

ALESSANDRO BONVICINO detto IL MORETTO
(Brescia 1498 – 1554)
San Bartolomeo e San Rocco in adorazione dell’Eucarestia’

Pittore di talento, dimostrò ancora giovanissimo, le sue doti artistiche. Appresi forse i primi rudimenti della pittura da Petro e Alessandro Moretti, da alcuni studiosi additati come padre e zio del giovane, frequentò a Venezia la scuola di pittura di Tiziano ● . E’ naturale che l’influenza della tecnica artistica del Tiziano si ritrovi nei quadri del Moretto: in particolare l’effetto luminoso della macchia centrale su un insieme di colori più scuri , caratteristica della scuola veneta del primo cinquecento. Ma nei quadri del Moretto conta maggiormente l’influenza cromatica della tradizione lombarda, impostata dal pittore bresciano Foppa vissuto dal 1427 al 1515: il Foppa utilizzava intonazioni di colore grigio-violaceo per raggiungere effetti di chiaro-scuro che evidenziassero i personaggi rispetto allo sfondo e il Moretto ha saputo fondere l’arte della tradizione bresciana con la perfetta tecnica della scuola veneta.

Le prime notizie certe su di lui risalgono al 1514 per l’esecuzione degli affreschi scomparsi in Santa Croce e al 1515 in un atto per la stipula del contratto alle ante in Duomo Vecchio, presso la cui scuola è poi presente nel 1517 e, in varie occasioni, fino al 1547.

Se allo spegnersi del quattocento la chiese e i palazzi bresciani si irraggiano di colori, tanto all’interno quanto all’esterno , indice di tempi benevoli e tranquilli, non ancora concluso il primo decennio del cinquecento, la città vive tensioni e lotte culminate con il sacco del 1512.

Terminate nel 1518 le su ricordate ante in collaborazione con il Ferramola riceve l’incarico, in collaborazione con il Romanino, di decorare la Cappella del Sacramento in S.Giovanni Evangelista.  L’assunta del Duomo Vecchio, seguita dall’affidamento dell’affresco nella parte esterna di S. Faustino ed Sanguiney e raffigurante il trasporto dei SS. Faustino e Giovita (ora perduto), ci porta alle alte note che si possono ammirare nella tavola eseguita nel 1530 per la Chiesa di S.Francesco, raffigurante ‘S.Margherita da Cortona e i SS. Girolamo e Francesco’ e nella ‘Madonna’ voluta dal contado di Paitone a seguito di una miracolosa apparizione (1533). Altri dipinti ancora impegnano il Moretto: ‘La strage degli Innocenti’ (1530) della Chiesa di S.Giovanni Evangelista, indicata come una svolta nella sua visione pittorica, ‘L’Incoronazione della Vergine’ per S.Nazaro, ammirata dall’Hayez, ‘Vergine in trono con S.Nicola da Bari’ per la Chiesa dei Miracoli.

Il suo lavoro si intensifica grazie a numerose commesse che arrivano da fuori Brescia: diverse chiese di Bergamo, tanto da fare proseliti tra i suoi artisti, Milano (Chiesa di S.Celso), Trento (S.Maria Maggiore), Verona ( S.Giorgio Maggiore e S.Maria della Giara , opera custodita a Berlino) . Ricordiamo il ‘Cristo con l’Angelo’ e ‘L’Adorazione dei Pastori’ ora alla Pinacoteca Tosio-Martinengo,

La Cena in casa del Fariseo’ (c.a. 1544) e ‘Cristo alla Colonna’ (1550).

Il 1550 è l’anno del matrimonio di Alessandro Bonvicino: Maria Moreschini lo rende padre di  Caterina (1550), di Giovanni Vincenzo (1552), e di un’altra figlia (1554) . Una esistenza che ci appare consolidata e tranquilla , in cui si evidenziano acquisizioni di proprietà e l’ampliamento dell’appartamento. Ma ben poco resta al pittore da assaporare in seno alla famiglia, perché nel dicembre 1554 risulta già morto. Attendeva alla ‘Pietà’ che oggi lo rappresenta al Metropolitan Museum of Art di New York.

I Santi rappresentati

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO ( 24 Agosto) Dall’aramaico = ‘figlio di valoroso’

Bartolomeo era uno dei dodici apostoli e va identificato con il Natanaele di cui parla S.Giovanni. Nato a Cana di Galilea, fu condotto a Gesù dall’apostolo Filippo. Dopo l’ascensione del Signore è tradizione che abbia predicato il Vangelo nell’India. Martirologio Romano di lui scrive: “Predicò nell’India il Vangelo di Cristo, recatosi nell’Armenia Maggiore, avendo convertito moltissimi alla fede, fu dai barbari scorticato vivo, e per ordine del re Astiage, con la decapitazione compì il martirio”. Subì il martirio nella città di Albanopoli in Armenia. Nel 410 le spoglie di Bartolomeo furono trasportate a Martyropolis e Hahafarquin dal vescovo Maruta. Nel 507 vennero traslate dall’imperatore Anastasio I a Darae in Mesopotamia. Nel 546 risultano a Lipari e nel 838 a Benevento. Dal 983, portate a Roma da Ottone III , sono nell’antica vasca di porfido dell’altare maggiore della Chiesa di S.Bartolomeo Apostolo all’Isola. Sue reliquie risultano sparse in varie chiese di Europee. Nel 1238 quella della calotta cranica fu portata nella Cattedrale di Francoforte sul Meno. Altre sono nella Certosa di Colonia. S.Edoardo donò una parte del braccio alla Cattedrale di Canterbury.

Altre ancora risultano in Francia. In Italia la città di Pisa vantava il possesso di parte della sua pelle. La città di Benevento, che ha sempre sostenuto di aver dato a Ottone III  un altro corpo , rivendica il possesso dei suoi resti nella chiesa a lui dedicata. A Roma, a causa di uno straripamento del Tevere , nel 1557 i resti furono traslati a S.Pietro in Vaticano. Nel 1560 Pio IV li fece riportare con una solenne processione all’isola Tiberina. A seguito dei danni causati alle chiese dei francesi nel 1798 , alcune sue reliquie furono portate a S:Maria in  Trastevere. In questa basilica , nella Domenica in Abis , si mostrava una sua reliquia. Nel giorno di Pasqua parte della sua testa era esposta in S.Prassede. Il 1^ Maggio ed il 24 Agosto ai SS. XII Apostoli si esponeva parte di un braccio.

SAN ROCCO DI MONTPELLIER (16 Agosto)

Se fossimo vissuti tra il 1300 e il 1600 , avremmo conosciuto bene la storia di questo santo pellegrino, uno dei più famosi in tutto l’occidente come protettore e guaritore dei malati di peste, che proprio in questi secoli stava condizionando la vita e la morte del mondo intero. Le epidemie di peste furono capaci di cancellare l’esistenza di un terzo della popolazione in Europa.

Il paradosso è che, a fronte della sua estrema popolarità, poche sono le notizie della sua vita, tanto essere da taluni messa in dubbio la sua esistenza, ma la chiesa lo canonizza ufficialmente intorno al 1600, per mettere ordine al culto popolare.

Nasce tra il 1345 e 1350 a Montpellier(Francia) nella famiglia forse nobile e cristiana del locale governatore. Vive in un mondo segnato dal flagello della peste (in due anni muoiono in Europa 20 milioni di persone) e nel quale la Chiesa attraversa un grande momento di crisi.

All’età di venti anni resta orfano di padre e madre e decide, forse spronato dalle ultime parole del padre morente, di seguire Gesù Cristo. Forse entra nel terz’Ordine Francescano, quindi lascia i suoi beni, veste l’abito da pellegrino e parte per Roma. Durante il suo viaggio si dedica all’assistenza e guarisce molti malati di peste in modo miracoloso. La sua fama di guaritore si diffonde. A Piacenza si ammala anche lui. Soffre cosi tanto che è l’allontanato dall’ospedale perché disturba con i suoi lamenti. Resta solo in un bosco dove verrà salvato da un cane che gli porterà pane tutti i giorni. Il padrone del cane, Gottardo, incuriosito dal suo comportamento, lo seguirà e così lo conoscerà e diventerà poi il suo unico discepolo.

Ripartito per Montpellier, in una località non nota (probabilmente in Italia) viene fermato e sospettato di spionaggio. Verrà messo in prigione perché si rifiuterà di dire il suo nome, in quanto aveva fatto voto di non rivelarlo per non godere dei benefici derivanti dalla sua nobiltà. Lì rimarrà, per cinque anni, morendovi il 16 agosto tra il 1376 e il 1379. Solo successivamente sarà riconosciuto per un segno a forma di croce che aveva sul petto dalla nascita.

Dopo la sua morte, per possedere le sue reliquie e godere dei favori della sua protezione, non si farà scrupolo di trafficare il corpo del santo dalla Chiesa di Voghera e portarle a Venezia. In seguito una reliquia del santo verrà donata a Montpellier. In Italia, quasi sessanta località portano il suo nome e a lui sono dedicate oltre tremila chiese, oratori e luoghi di culto.

Caratteristiche della sua iconografia : uomo in età adulta , il vestito da pellegrino, il cane che porta il pane, un segno (in genere sulla coscia sinistra) della peste da lui contratta.

L’opera

Il quadro che si trova nella nostra chiesa, fu probabilmente dipinto dal moretto negli ultimi anni della sua vita. Esso gli fu commissionato dalla confraternita del SS. Sacramento per intercessione del nostro Arciprete di quel tempo Don Ludovico Nob. Savallo, grande amico e protettore dell’artista.

Nell’ambito della confraternita del SS.Sacramento, che si era sviluppata quasi in tutta Europa, erano sorte in ogni Parrocchia delle sezioni che prendevano il nome di Discipline; quella di Castenedolo si chiamava ‘Disciplina di San Rocco e San Sebastiano’. E’ all’altare della Chiesa della Disciplina di Castenedolo che il quadro del Moretto viene assegnato. La confraternita viene sciolta nel 1797 e la Chiesa della Disciplina divenne temporaneamente la Parrocchiale di Castenedolo, in seguito al crollo della vecchia chiesa del paese, dovuta al terremoto del 29 Maggio 1799.

Con la costruzione e la consacrazione della nuova Chiesa Parrocchiale, il quadro del Moretto fu installato, dove oggi lo vediamo, nel 1825. Nel 1868, la tela già vecchia di tre secoli, necessitò di un restauro, eseguito mentre era arciprete Don Antonio Bazzoni.

Oggi noi, possiamo ancora ammirare i due pellegrini che ai piedi di un altare , adorano il redentore nella sua espressione di Ostia consacrata e nella sua luminosa apparizione fisica.

Mons. Guerrini identifica nei due pellegrini S.Bartolomeo apostolo , titolare della nostra chiesa e S.Rocco. Altri critici artisti come il Fenaroli, il Momenti e il Gazzoli vi vedono S.Giacomo e S.Rocco o S.Cristoforo. In ogni caso l’impostazione a triangolo delle figure di questo quadro manifesta l’adorazione della base , rappresentata dagli uomini verso il vertice del SS.Sacramento. Questa è una visione mistica ed al tempo stesso ricca di umanità semplice e quotidiana, che è caratteristica dell’originalità del Moretto che, pur non disconoscendo la trasfigurazione delle immagini della pittura dell’epoca, esige più concretezza e verità umane.

Secondo Altare A Destra
Secondo Altare A Destra
Secondo Altare A Destra