Quaresima 2017

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Allegoria del Vecchio e Nuovo testamento

Il cammino dalla legge alla Grazia

 Hans Holbein il giovane nasce ad Augusta, nella Germania meridionale verso il 1497 ed apprese il mestiere di pittore con il padre Hans il Vecchio. Durante un viaggio in Italia, nel 1518, rimase affascinato dalle opere di Andrea Mantegna e Leonardo da Vinci, la cui influenza si avverte visibile nella composizione, nella plasticità e nella ricchezza cromatica che assumono i suoi dipinti. I suoi ritratti sono infatti caratterizzati da grande realismo, cura del dettagli e acuta resa psicologica del soggetto reaffigurato. Realizzò molti quadri ad olio, diversi disegni con allegorie medievali della danza macabra, come pure incisioni per la Bibbia, tradotta in tedesco da Martin Lutero. Stabilitosi in Inghilterra, nel 1532 conquistata la fama con il ritratto dello statista Thomas Cromwell, viene nominato pittore di corte (1536) da Enrico VIII. Fu però in Inghilterra che concluse la sua vita, morendo durante la terribile epidemia di peste che decimò la popolazione londinese, il 29 novembre 1543.

L’immagine che vedete è titolata Allegoria del Vecchio e Nuovo Testamento, un’opera del 1530, conservata a Edimburgo, alla National Gallery of Scotland.

Il tema è chiaro e preciso, ed è diviso in due parti, che però dialogano tra loro: a sinistra il Vecchio Testamento e a destra il Nuovo Testamento. Al centro l’albero della vita, ormai avvizzito a sinistra a indicare la vita prima di Cristo, ma fiorente a destra, in virtù della Nuova Alleanza, il tempo nuovo sotto la Grazia, giunto con l’incarnazione di Gesù.

Se è la Legge a caratterizzare il tempo dell’Antico Testamento, è la Grazia infatti a fare da ambiente luminoso il tempo del Nuovo Testamento, con colori luminosi e tendenti al bianco.

Da sinistra.

In alto Mosè riceve le tavole della legge [LEX] sul monte Sinai.

Adamo ed Eva, mangiano i frutti dell’albero, tentati dal serpente con sembianze umane: Holbein raffigura così Satana perché influenzato dalla teoria di Vincenzo di Beauvais che sosteneva che il serpente doveva avere testa femminile perché in lingua siriaca serpente si dice heva.

Sotto di loro uno scheletro in un sepolcro: la conseguenza della disobbedienza del [PECCATUM] è la [MORS].

A lato dei progenitori una croce con un serpente di bronzo, in riferimento al libro dei Numeri 21, 4-9 (Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita).

A destra.

Per sottolineare maggiormente che la [GRATIA] è giunta agli uomini per mezzo di Gesù, il pittore recupera un’antica iconografia dell’annunciazione a Maria, evitando di rappresentare l’angelo Gabriele e lo Spirito Santo come colomba, ma usando l’immagine di Gesù Bambino che scende dal cielo per incarnarsi in lei, portando già la croce sulle sue spalle.

Sopra la croce di Gesù le parole IUSTIFICATIO NOSTRA indicano che la fede in Cristo è l’unico fondamento della nostra giustificazione.

L’annuncio ai pastori allude alla natività, inizio della vita pubblica di Gesù, indicato come [AGNUS DEI] dal Battista, e che chiamò i suoi discepoli dopo il Battesimo al fiume Giordano.

In basso a destra Cristo risorto, vittorioso sulla morte, esce dal sepolcro con il vessillo crociato: schiaccia lo scheletro, simbolo di morte; si può notare anche un mostriciattolo, simbolo del male sconfitto.

Al centro.

L’uomo [HOMO] è chiamato a compiere il passaggio dall’Antica alla Nuova Alleanza. Le parole di san Paolo [miser ego, homo, quis me eripiet ex hoc corpore, morti ob noxio] (me infelice uomo! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Rm 7,24). Tale domanda è la cifra indicativa dell’umanità che deve riconoscere la Grazia a lui donata da Cristo.

La profezia di Isaia [ESAYAS PROPHETA] indica l’attesa della Grazia e il compimento della promessa dell’Antico Testamento: [Ecce virgo concipiet et pariet filium] (ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, Dio-con-noi).

Perciò Giovanni Battista è colui che indica con le parole e la vita (ecco il perché del suo indice puntato alla croce) il Cristo, l’Agnus Dei, colui che toglie (dal latino tollit che significa portare) il peccato del mondo.

VP

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