Pasqua 2017

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Girolamo da Cremona (1451-1483)

“Resurrexi et adhuc tecum sum”, 1472-73,
Manoscritto membranaceo, 84 x 58 cm,
Siena, Cattedrale, Libreria Piccolomini.

La grande R

Resurrexi et adhuc tecum sum – Sono risorto e sono ancora con te”. Queste parole, tratte da un’antica versione del Salmo 138 (v. 18b), risuonano al sorgere del sole di Pasqua, quando la

Chiesa riconosce la voce stessa di Gesù che, risorgendo da morte, si rivolge al Padre colmo di felicità e d’amore esclamando: “Padre mio, eccomi! Sono risorto, sono con te e lo sarò per sempre; il tuo Spirito non mi ha mai abbandonato”. Possiamo così comprendere in modo nuovo anche altre espressioni del Salmo: “Se salgo in cielo, là tu sei, /se scendo negli inferi, eccoti. / Nemmeno le tenebre per te sono oscure, / e la notte è chiara come il giorno; / per te le tenebre sono come luce” (Sal 138, 8.12). È quello che viviamo nella solenne veglia di Pasqua dove le tenebre lasciano spazio alla luce, la notte cede il passo al giorno che non conosce tramonto. La morte e risurrezione del Verbo di Dio incarnato sono l’evento di amore insuperabile, la vittoria dell’Amore che ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte.

 L’artista

 Girolamo da Cremona appartenne ad una famiglia di artisti pittori attivi a Mantova alla corte dei Gonzaga per circa un secolo. Attraverso le sue miniature egli mostra di aver appreso la pittura di Andrea Mantegna, che era presente a Mantova per la decorazione della cappella in Castello. Nel 1468, o al più tardi nel 1470, Girolamo doveva già essere attivo a Siena… Le analogie stilistiche permettono di supporre che, proprio nell’ambiente ferrarese e nel composito concorso di miniatori nella Bibbia di Borso d’Este, Girolamo abbia affinato la propria arte così da fornire una fondata garanzia a Barbara Gonzaga.

La sicura padronanza della prospettiva anche nelle ambientazioni di interni, le pareti a mattoncini, l’accorgimento di rialzare il piano di scena, la piena compostezza delle figure paludate coi vestimenti classici, il gusto quasi geologico delle rocce, le falcature dei panneggi che quasi incollano le vesti alle gambe possono essere pervenuti nelle miniature della Bibbia Estense solo dopo Padova.

Lettura della miniatura e la presenza di pietre preziose

La figura di Cristo si staglia con puntigliosità, con un gusto del dettaglio d’ascendenza fiamminga, specie nel voluminoso panneggio, perché il Cristo è animato dallo Spirito Santo.

Ai suoi piedi le guardie vivono lo stupore dell’evento, coprendosi il volto, quasi come un ricordo del gesto di Saulo atterrato-convertito da Cristo stesso. Girolamo esegue cromie luminose e ben definite nelle vesti, in cui la gamma cromatica del bianco/oro, del rosso e del blu è resa in modo smagliante, ribadita nelle pietre preziose dipinte: perle, rubini, zaffiri e acquemarine dai profondi ed antichi rimandi.

La perla rimanda al bianco-luce, segno dell’epifania divina, di candore e purezza assoluti. Il rubino è simbolo di potenza, ricchezza e sovranità, qui certamente legato al sangue/sacrificio di Cristo; è simbolo del fuoco che Gesù, fattosi uomo, ha portato nel mondo (l’anello con rubino indossato dai primi vescovi cristiani ricordava il sangue dei martiri).  Il blu è il colore del cielo, luogo nel quale risiede la divinità: perciò lo zaffiro è l’occhio di Dio che si concretizza nel Verbo. In ebraico significa “la cosa più bella”; nei secoli passati questa pietra, veniva considerata simbolo di Cristo.

Il profeta Isaia proclama a Gerusalemme: “Ti ricostruirò sopra fondamenta di zaffiro” (54,12). Gli dèi erano fatti di carni azzurre e venivano spesso raffigurati in ambienti azzurri; nei paramenti sacri e nelle vesti dei sacerdoti l’azzurro era manifestazione sensibile delle cose celesti (soprattutto il lapislazzulo). L’acquamarina racchiude il messaggio di Gesù alla Madonna e simboleggia il giudizio di Dio che penetra ovunque rendendoci trasparenti al suo cospetto. Dominante nei girami e nei racemi è il giallo-oro che coincide con il simbolo del sacro, sostanza stessa del divino, immutabile ed eterno. Si legge nell’Ordinamento Generale al Messale Romano :“I luoghi sacri e le cose che servono al culto siano davvero degni, belli, segni e simboli delle realtà celesti” (n. 288). Gli uomini sono pietre vive da fabbricare sulla pietra angolare e, quindi, la redenzione comincia con un rigoroso esame di coscienza che li porta ad affinare sempre più il loro spirito. L’anima è come una perla che non possiede altro valore che la sua bellezza intrinseca, l’essere cioè figlio di Dio.

dVP

 

 

Per approfondire

P. Claudel, La mistica delle pietre preziose, Sellerio Editore,  Palermo 1991.

L. Luzzatto, R. Pompas, Il significato dei colori nelle civiltà antiche, Bompiani 2001.

S. Marinelli, P. Marini, Mantegna e le arti a Verona 1450-1500, Catalogo della Mostra (Verona 16 settembre 2006-14 gennaio 2007).
Benedetto XVI, Messaggio Pasquale del Santo Padre nella Benedizione Urbi et Orbi, Pasqua 2008.

G. Pastore, G. Manzoli, Il Messale di Barbara, Verona 2008.

M. Pastoreau, Il piccolo libro dei colori, Milano 2015.

P. Ball, Colore, una biografia. Tra arte, storia e chimica la bellezza e i misteri del mondo del colore, Padova 2015.

 

 

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