12 febbraio 2017

Altare maggiore

FRANCESCO HAYEZ
(Venezia 1791 – Milano 1882)
‘Il martirio di San Bartolomeo’

Il 10 Febbraio 1791, la data è fornita dallo stesso artista, Francesco Hayez nasce a Venezia , nella parrocchia di Santa Maria Mater Domini. E’ l’ultimo dei cinque figli di Giovanni, originario di Valanciennes, e di Chiara Torcella, nativa di Murano. La famiglia è poverissima ed il piccolo Francesco viene affidato ad una sorella benestante della madre, moglie di un commerciante d’arte che possedeva una discreta galleria di dipinti. A sei anni il piccolo manifesta già una naturale inclinazione al disegno. Lo zio lo affida ad un restauratore perché impari il mestiere. E’ un breve periodo. Adolescente passa tre anni della scuola del Maggiotto. Con un amico frequenta assai duramente la galleria del Palazzo Farsetti, che ospita una grande collezione di gessi statutari dai modelli dei musei di Roma. Francesco si esercita con questi modelli per tre anni circa. Nel 1803 sceglie un corso di nudo nella vecchia Accademia e sotto la guida di Lattanzio Quarena comincia ad usare i colori. Nel 1806 viene ammesso ai corsi di pittura nella Nuova Accademia di Belle Arti, appena costituitasi. Il suo maestro è Teodoro Mattini. Nel 1809 partecipa ad un concorso per tre posti di alunnato a Roma, indetto dall’Accademia di Venezia. Il concorso è affollato, ma Francesco vince il premio consistente in una pensione atta a mantenerlo agli studi a Roma per tre anni.

Il primo anno si svolge sotto il patrocinio di Antonio Canova, che lo prende a Benvolere e che sarà il suo principale protettore. Francesco visita tutto ciò che è visitabile, copia appassionatamente gli affreschi di Raffaello delle stanze vaticane. Lavora, studia, si reca a Tivoli per riprendere le antichità e prende alloggio nel tempio della Sibilla. Intanto fa amicizia con altri pittori che diventeranno famosi come: In gres, Pinelli, Camuccini e Minardi. Nel 1812 con un Laocoonte vinse il Gran premio dell’Accademia di Brera . Nel 1814, a causa di una questione di donne, viene aggredito e leggermente ferito. I suoi protettori lo mandano a Napoli in attesa che si calmino le acque. Ritornato a Roma, si fidanza con Vincenza Scaccia, di ottima famiglia borghese, che sposa nel 1817. Riceve commissioni per affreschi destinati alla stanza della futura imperatrice Carolina di Baviera. Viaggia per l’Italia del Nord, lavora e affresca case patrizie. Nel 1820 realizzò il suo primo quadro di ispirazione medievale ‘Pietro Rossi prigioniero degli scaligeri’ che venne considerato il manifesto del romanticismo italiano. Nello stesso anno espone a Milano ed ha occasione di conoscere i protagonisti della vita milanese, compreso il Manzoni (chi gli dedicò un’ode). E un periodo ricco di numerose commissioni. Ha anche un socio con funzione di corrispondente all’estero. Torna a Venezia dove mette su studio, nel 1821 torna a Milano ed espone di nuovo, nel 1822 è nominato supplente per due anni all’Accademia di Brera. Realizza il quadro ‘I Vespri Siciliani’. Si trasferisce con tutta la famiglia da Venezia a Milano, dove prende alloggio in via della Spiga. I suoi lavori, compresi gli affreschi di Palazzo Reale vengono osannati, meritevoli di figurare accanto a quelli dei migliori nomi. I costumi da lui disegnati per una festa del 30 gennaio 1828 restano negli annali della Milano bene. Nel 1831 riceve la nomina a Socio corrispondente dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Nel 1836, oltre ad essere ricevuto dall’imperatore e da Metternich, viene eletto membro dell’Accademia di Vienna. Nel 1838 diventa accademico ordinario di Brera. Nel 1840, va a lavorare a Napoli, impegnato dal principe di Sant’Antimo. Alla moglie rimasta a Milano scrive lettera affettuose nelle quali racconta di come ai Principi in questione piaccia la “…finitezza, questa mia delicatezza di cui io stesso mi compiaccio”. Nel 1848 disegna il medaglione a ricordo delle Cinque Giornate ; nel 1849 gli viene conferita l’onoreficienza dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Va a Vienna a consegnare il ritratto dell’Imperatore e riceve la Corona di Ferro. Nel 1855 assume la direzione interinale dell’Accademia di Brera, nel 1860 viene nominato Professore dell’accademia di Bologna e Massimo d’Azeglio gli affida la direzione di Brera. Nel 1867 rinuncia alla nomina di giurato all’esposizione internazionale di Parigi, perché, come scriverà, è vicino agli ottant’anni, di salute cagionevole e deve rimanere vicino alla moglie da due anni amatissima. Nel 1860 è nominato cavaliere dell’Ordine Civile dei Savoia; nel 1869 muore la moglie Vincenza da lui sempre chiamata affettuosamente Cencia. Nel 1873 adotta Angiolina Rossi, nubile nata nel 1841. Dona alcune delle sue opere a Brera, fa un ultimo viaggio a Napoli, visita Roma, Pisa, Genova e muore a Milano il 21 dicembre 1882 carico di anni e di onori. Dipinse nella sua lunga carriera più di 300 opere, anche se il riconoscimento ufficiale ed il numero effettivo delle medesime è di difficile classificazione. Hayez non le firmava sempre e men che meno le datava. A volte, anzi, la data era di quando le donava e non di quando le aveva realizzate. Non solo, aveva l’abitudine di ripetere più e più volte lo stesso soggetto, anche a distanza di anni e senza troppe variazioni, come nei due ritratti di Marosini, realizzati a diciannove anni di distanza e senza una virgola cambiata. Tra le opere migliori il ritratto di Antonella Vitali Sala, Carlotta Chabert come Venere: il bagno delle Ninfe ed il famoso ‘Bacio’ di cui sono state fatte più stesure, anche ad acquarello , e che costituisce la più bella testimonianza della sua scuola per il colore.

Questo artista si è collocato nella storia dell’arte come il vessillifero della pittura romantica italiana. Tuttavia i critici non considerano Francesco Hayez un pittore romantico, perché come poterono vedere e come lo si può tuttora nei suoi quadri, pur trovandosi una scelta tematica romantica, riscontrano tuttavia una tecnica ed un gusto ancora neoclassico.

Il Santo raffigurato ( vedi SAN BARTOLOMEO nell’opera del Moretto)

L’opera

Pala ad olio raffigurante il martirio di S.Bartolomeo nell’atto di essere deposto dal suo patibolo dai personaggi pii di quell’opera. In alto, sopra la sua testa, un angelo indica la via del Paradiso, in compagnia di altri tre angeli posati sopra una nuvola porporea in atteggiamento di preghiera. Un quadro a sfondo religioso che essendo posto in una bella chiesa non poteva essere che tale. Il 16 Agosto 1853 la Fabbriceria scriveva all’Hayez a Milano, chiedendo se poteva accettare la commissione della pala sul soggetto, ‘Il Martirio di San Bartolomeo’ quale prezzo chiedeva. L’Hayez rispose accettando e richiedendo Lire austriache 14500 pari a 12350 Lire italiane. Il quadro fu compiuto nel 1856 e posto sul fondo dell’abside l’anno successivo. Nel nostro archivio parrocchiale vi è una lettera autografa dell’Hayez datata , Milano 20 agosto 1968 in cui il pittore ringrazia per ‘l’amore’ con cui la sua opera è stata restaurata dopo i danneggiamenti subiti durante l’esposizione internazionale di Parigi nel 1867.

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